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Mercoledì, 13 Gennaio 2016 12:43

Carlo Gallini

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Non c'è solo Gregorio Agnini nella storia politica finalese: un'altra figura di grande spessore che emerge dagli scaffali del passato è quella di Carlo Gallini, deputato dal 1895 per ben sei legislature (sette se si calcola anche la 18a che dopo le elezioni del 6 gennaio 1895 venne chiusa il 13 dello stesso mese), poi sottosegretario di Stato al ministero di Grazia e Giustizia e dei culti (dal 2 aprile 1911 al 19 marzo 1914) e senatore (nominato il 3 ottobre 1920).
Nel suo curriculum politico figurano anche le cariche di consigliere comunale a Roma e consigliere provinciale di Modena (dove fu per lungo tempo eletto presidente), oltre che membro della Commissione del Senato per le petizioni, Grande Ufficiale dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, Cavaliere, Commendatore e Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia.
Nato a Finale Emilia il 27 aprile 1848 da Lorenzo Gallini ed Elisabetta Paganelli, morì a Roma il 13 marzo 1927. Laureatosi in Giurisprudenza all'Università di Bologna nel 1871, frequenta assiduamente anche la facoltà di Lettere, dove ha modo di conoscere il suo docente più celebre dell'epoca, Giosuè Carducci, che resta colpito dall'ingegno vivace e dalla vasta cultura del giovane finalese.
Trasferitosi a Roma, intraprende la carriera di avvocato con ottimi risultati. Nella capitale partecipa alla vita politica, collabora a importanti riviste giuridiche, pubblica diverse opere di notevole rilievo nel campo del diritto (tra le più studiate Il commento allo Statuto fondamentale del Regno e il Massimario della Corte di Cassazione di Roma) ed è nominato consigliere dell'Ordine degli Avvocati.
È un radicale convinto ed è come esponente di quella che allora (siamo nel 1895) viene classificata "estrema sinistra" che è eletto alla Camera dei deputati con i voti degli elettori del Collegio di Pavullo nel Frignano (che resterà il "suo" Collegio anche nelle successive rielezioni). In Senato sarà tra i membri del gruppo Unione democratica sociale, poi Unione democratica (di cui fu anche segretario).
La sua attività parlamentare è ricordata soprattutto perché fu tra i primi ad affrontare due temi particolarmente spinosi: la difesa giuridica dei poveri e il voto alle donne.
Sul tema della tutela giudiziaria degli indigenti, viene ritenuta pioneristica e benemerita l'iniziativa di Gallini, che dopo aver presentato un ordine del giorno che impegnasse finalmente il governo a riformare la legge sul gratuito patrocinio, propose un primo progetto di legge, intitolato "Istituzione dell'avvocatura dei poveri", presentato alla Camera il 29 gennaio 1903. A questo proposito, riportiamo quanto scritto da Federico Alessandro Goria, docente dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", in Avvocazia dei poveri, Avvocatura dei poveri, Gratuito patrocinio: la tutela processuale dell'indigente dall'Unità ad oggi: "Nella relazione introduttiva il Gallini precisava di aver voluto tener conto sostanzialmente di tre elementi, che il testo cercava di affrontare e correggere: l'esigenza dell'indigente di essere assistito anche nella fase istruttoria davanti alla Commissione competente, non soltanto per motivi economici (per evitare l'uso della carta bollata, richiesta dalla normativa), ma anche a causa dell'ignoranza che spesso gli avrebbe impedito, da solo, di reperire tutti i certificati e i documenti necessari ad attestare le proprie ragioni; la necessità di provvedergli un difensore preparato e che si occupasse attentamente della causa; il problema di realizzare tutto questo senza un eccessivo aggravio del bilancio dello Stato. La soluzione che proponeva era dunque quella di istituire un ufficio dell'Avvocatura dei poveri presso ogni Tribunale e Corte d'appello, utilizzando allo scopo funzionari del pubblico ministero che, oltre al proprio stipendio, avrebbero potuto anche ottenere il pagamento degli onorari dalla parte soccombente o dal proprio cliente, in caso di vittoria. Presso le Preture si sarebbe invece conservato l'affidamento della difesa ad un patrono 'officioso', a seguito di semplice decreto dello stesso Pretore. (...) Il progetto fu il classico "sasso nello stagno" e raccolse una schiera di critiche (...)". Gallini su questo argomento ripresentò poi due successive proposte di legge: una seconda il 2 febbraio 1905 (anche se il testo venne letto in aula solo il 5 maggio dell'anno successivo) e una terza il 26 febbraio 1910. Il tema del gratuito patrocinio ha poi continuato ad essere al centro di un dibattito tra giuristi che prosegue ancora ai giorni nostri.
Sull'argomento del voto alle donne, Carlo Gallini fu il firmatario dell'atto n. 358 del 18 giugno 1910, un primo provvedimento per la concessione alle donne dell'elettorato, che non arrivò a ottenerlo, ma incise significativamente sulla concessione di altri sacrosanti diritti.
Il testo della proposta legislativa è parte del libro "La donna e la legge" che Carlo Gallini pubblica sempre nel 1910 per l'editore Loescher - riprendendo i suoi precedenti studi sulla condizione sociale e giuridica della donna, editi nel 1872 (e una cui copia, con dedica autografa dell'autore, è stata rinvenuta nella biblioteca di Giuseppe Garibaldi a Caprera) - con prefazione di Jane Grey, pseudonimo di Clelia Romano Pellicano, scrittrice e giornalista, anticipatrice del femminismo italiano ed europeo, figlia del barone Giandomenico Romano e moglie del marchese Francesco Maria Pellicano dei duchi Riario-Sforza, entrambi deputati del parlamento italiano.

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