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Mercoledì, 30 Dicembre 2015 15:30

Edmondo Solmi

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"La singolarità di questa vita sentimentale e sessuale si può comprendere, in connessione con la duplice natura di Leonardo, artista e ricercatore, soltanto in un modo. Tra i biografi, che spesso sono restii ad adottare punti di vista psicologici, soltanto uno, Edmondo Solmi, si è accostato per quel che so alla soluzione dell'enigma (...)".
Queste parole scritte dal fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud rappresentano una sorta di (meritata) medaglia per lo storico e studioso finalese - particolarmente apprezzato ancora oggi dai più importanti conoscitorI di Leonardo da Vinci - che, vuoi per la sua repentina scomparsa (è morto ad appena 38 anni), vuoi forse per il ruolo avuto dal fratello Arrigo durante il periodo fascista (fu ministro guardasigilli dal 1935 al 1939 e membro del Gran Consiglio), è stato troppo rapidamente dimenticato dai suoi concittadini.
Edmondo Solmi nacque a Finale Emilia (Modena) il 15 novembre 1874 e morì il 29 luglio del 1912, a soli 38 anni di età, a Spilamberto. Il padre era segretario del Comune di Finale e la famiglia abitava in via Borgonuovo, ora via Saffi.
Solmi si diplomò al Liceo Classico Muratori di Modena e proseguì gli studi all'Istituto di Studi Superiori di Firenze. Si laureò in lettere e filosofia con una tesi su Leonardo da Vinci. Dopo avere insegnato nei ginnasi, poi nei licei di varie città italiane, fu prima libero docente, poi incaricato di storia e filosofia presso l'Università di Torino. Ottenne infine la cattedra della medesima materia all'Università di Pavia (1910).
Fattosi precocemente notare per la vivacità dell'ingegno, nella sua pur breve esistenza, ebbe la fortuna di incontrarsi con alcuni degli uomini più notevoli del suo tempo, a cominciare dal poeta Severino Ferrari, che gli fu maestro al Liceo di Modena. Già negli anni della formazione fiorentina aveva conosciuto D'Annunzio e frequentava gli ambienti del 'Leonardo' e della 'Voce'. Ebbe inizio in quegli anni l'amicizia di uomini come Giovanni Gentile, Giovanni Amendola e Gaetano Salvemini. Ma in particolare si legò di stretta amicizia con Cesare Battisti, a quel tempo non ancora deputato socialista di Trento, bensì suo condiscepolo all'Istituto di Studi Superiori di Firenze. 
La fama di Edmondo Solmi, sia pure circoscritta al mondo dell'alta cultura, si affermò rapidamente. Oltre che nel campo degli studi su Leonardo, egli tracciò un'orma in altri rami del sapere storico-filosofico, soprattutto coi suoi studi su Campanella, Spinoza, Gioberti, Mazzini eccetera. Attraverso la sua biografia si può cogliere un certo modo di studiare e di impegnarsi nel lavoro, tipico nell'Italia degli anni successivi all'Unità e antecedenti la prima guerra mondiale. Un'epoca che vede una nuova organizzazione degli studi, l'inserimento di nuovi docenti nelle Università (un esempio fra i tanti: Giosuè Carducci venticinquenne all'Università di Bologna), la presenza e la vivacità di molte case editrici con le loro pubblicazioni. Un clima questo che traspare anche osservando l'infaticabile attività di Edmondo Solmi, lavoratore della cultura, conferenziere, organizzatore di eventi, ricercatore, insegnante e pubblicista.
Dopo la sua morte, il fratello maggiore Arrigo - che oltre che uomo politico fu un noto storico e giurista - raccolse parte degli scritti inediti e sparsi e ne pubblicò quelli rimasti interrotti. Nei Ricordi familiari del figlio Sergio, il celebre letterato, poeta e critico (1899-1981), invece si legge una straordinaria storia di studi, di impegni di vita e di lavoro: "Col babbo si stava più tempo assieme nei mesi d'estate, che passavamo a Santa Liberata (nei pressi di Vignola). Mio padre arrivava accompagnato da bauli pieni di libri e di schede, e noi si andava con la carrozza a prenderlo alla stazione. In realtà, la villa dei miei nonni era una grande casa rustica con moltissime stanze e stanzette, sormontata da tre altane...A Santa Liberata si viveva come da duemila anni addietro, come da sempre. A casa c'era il pozzo, c'era il forno dove ogni settimana si cuoceva il pane, il duro e bianchissimo pane emiliano a cornetti...Facevamo le nostre passeggiate, talvolta sulle colline prossime. Ma più spesso lungo uno 'stradello' ..che poi si faceva a poco a poco polveroso di una caratteristica terra rossastra. Di là si giungeva a Vignola, cittadina originaria dei Solmi, ai cui margini l'altra mia nonna, la madre di mio padre, coi suoi numerosi figlioli e figliole, possedevano una villetta con giardino".

Articolo scritto con la collaborazione di Galileo Dallolio

Letto 1296 volte Ultima modifica il Martedì, 04 Ottobre 2016 13:20

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