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Giovedì, 18 Settembre 2014 08:54

Ferdinando Borsari

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Nato a Finale, oltre che uomo politico, fu notevole studioso di scienze storiche e geografiche: diresse varie pubblicazioni, fondò la Società Americana d'Italia, fu tra i volontari soccorritori dei colerosi di Napoli nel 1884. Nato a Finale l'8 settembre del 1858 morì a Barbiano, nel bolognese, il 7 settembre del 1891.

Nella "Rassegna delle Scienze geologiche in Italia" del 1891, il geologo e geografo friulano Achille Tellinisi racconta in dettaglio la figura di Borsari e le tante cose che fu in grado di fare negli appena 33 anni della sua intensa vita: «Sullo scorcio di quest'anno un altro giovane scienziato veniva rapito all'Italia. Il prof. Ferdinando Borsari, libero docente di Geografia all'Università di Napoli, spegnevasi a Barbiano, presso Bologna, la notte del 7 settembre, dopo pochissimi giorni di malattia violenta, ribelle a tutte le cure portate dall'affetto e dalla scienza. Era nato a Finale dell'Emilia l'8 settembre 1858 e fin da bambino svelò grande ingegno ed attitudine alle scienze naturali. Studiò a Modena e all'Università di Bologna, passando a perfezionarsi all'Università di Roma. Stabilitosi a Napoli, dedicossi con ardore alle scienze storiche e geografiche, prendendo parte attiva al risveglio scientifico e dirigendo varie pubblicazioni (...). Fondò inoltre e presiedette la Società Americana d'Italia, avente lo scopo di contribuire ai progressi dell'antropologia, dell'etnografia, dell'archeologia, della storia e della storia naturale dell'America. Uno dei primi suoi lavori che gli procurò molti elogi e onori fu: "Il meridiano iniziale e l'ora universale" (Napoli 1883) in cui la questione tuttora insoluta è trattata a fondo e magistralmente. In quello scritto egli esprimeva il voto che l'Italia si facesse rappresentare alla conferenza internazionale allora indetta al riguardo, ed augurava che vi contribuisse all'accordo sopra un meridiano iniziale unico, qualunque esso fosse, perché ormai ritenuto indispensabile. Pubblicò più tardi un grosso volume: "Geografia etnologica e storica della Tripolitania, Cirenaica e Fezzan" (Napoli 1888) dove trattò incidentalmente della geografia fisica e della paletnologia di questa regione ancora così poco esplorata, premettendo a ogni argomento una estesa bibliografia. Nella rivista La Rinascenza di Napoli inserì nel 1889 un interessante scritto di indole strettamente geologica intitolato "L'Atlantide", saggio di Geografia preistorica, nel quale svolse profondamente e completamente la questione della esistenza di un continente che avrebbe riunito nelle epoche terrestri passate l'Europa all'America. Abbiamo ancora di lui l'opera: "Le zone colonizzabili dell'Eritrea e delle finitime regioni etiopiche" (Napoli 1890). In questo volume le prime 32 pagine trattano della geografia zoologica e botanica della regione, della climatologia e della geologia. Una carta a colori ne rappresenta le zone di coltura e una seconda la costituzione geologica. Queste pagine si possono riguardare come una monografia completa e coscienziosa di quanto si sapeva dell'aspetto fisico della regione. Numerose note indicano le fonti cui attinse l'autore. (...) L'ultimo suo lavoro, che tratta una questione segnante il passaggio dalla preistoria alla storia si stampò in quest'anno a Napoli nella Rassegna scientifica letteraria e politica col titolo: "Etnologia Italica; Etruschi, Sardi e Siculi nel XIV secolo prima dell'era volgare". Oltre a queste opere, il Borsari ne ha parecchie edite ed inedite di argomento storico, geografico, etnografico e letterario; alcune delle inedite sono quasi ultimate e già pronte per la stampa (...). Tra le inedite, quasi finite, che hanno stretti rapporti colle discipline geologiche e che perciò vorremmo veder pubblicate al più presto, vanno ricordate: "Geografia fisica della Cina" – "Le Ande sotto l'aspetto fisico e geologico" – "Distribuzione geografica dei metalli preziosi" – "Geologia dell'Africa" – "Le caverne ossifere del Capo Palinuro". Quest'ultimo scritto si riferisce a una recente scoperta fatta da lui epperò ne è maggiormente desiderabile la pubblicazione. Tutto ciò dimostra come il compianto Borsari concepisse in senso largo ed elevato lo studio della geografia, la quale, suffragata da un corredo così largo di cognizioni positive apprese dalle altre scienze, può meritatamente assurgere al grado di vera scienza. Egli non fu geologo nel senso stretto del vocabolo, né paleontologo o mineralogista, se per geologo vuolsi intendere solamente chi percorre le montagne col martello, per paleontologo chi classifica fossili come altrettanti bottoni, per mineralogista chi misura cristalli al goniometro. Ma non si può far a meno di ammirare questo giovane studioso che a poco più di trent'anni dimostrava una coltura tanto vasta, abbracciante dei rami così disparati dello scibile. (...) Pur troppo l'estesa e geniale coltura del Borsari, in mezzo all'attuale tendenza esagerata a specializzarsi, non fu compresa, né giustamente apprezzata, poiché appunto coloro che si rinchiudono in una cerchia troppo ristretta di attività intellettuale non sono neppure atti a intendere le menti dalle larghe vedute, e non intendendole le vanno disprezzando col sorriso degli indifferenti. Per ciò appunto, indicando un po' diffusamente i meriti del giovane scienziato, noi abbiamo voluto rompere il silenzio che si è fatto troppo presto sulla sua tomba».

Borsari fu segretario nel congresso Geografico Internazionale di Venezia (1884) e prese parte attiva presentando notevoli lavori, ai congressi degli Americanisti di Berlino (1888) e Parigi (1890). Fu socio onorario e corrispondente di parecchie società scientifiche e geografiche estere e italiane, e fu inoltre presidente del Comitato italiano per la Tripolitania.

Il grande impegno in ambito scientifico non gli impedì di occuparsi attivamente anche in politica. Nel 1884 si arruolò nella squadra dei volontari che portò valido e disinteressato soccorso ai colerosi di Napoli.

Tra i tanti suoi scritti è particolarmente interessante una memoria postuma, pubblicata dal nipote Arrigo Ludergnani nel Bollettino della Società Geografica Italiana del 1894, nella quale si dà notizia di Domenico Maria Novara, ferrarese, discendente del celebre architetto Bartolino da Novara che si occupò del restauro delle rocche di Finale e al quale furono concesse terre nel nostro territorio.

Secondo Borsari, un ramo di quella famiglia si stabilì a Finale e di esso farebbe parte Domenico Maria Novara (Ferrara, 1454 – Bologna, 1504) astronomo, professore all'Università di Bologna per 21 anni che, dopo la morte, divenne famoso per essere stato l'insegnante di Niccolò Copernico.

Letto 2391 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Novembre 2014 11:17

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