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Martedì, 28 Giugno 2016 14:57

Giovanni Cipri

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Giovanni Cipri, che nacque a Finale nei primi anni del secolo XVI, è uno dei maggiori organari del Cinquecento. Il Dizionario Biografico degli Italiani edito dalla Treccani riporta un suo profilo: "Nei documenti il cognome è variamente indicato: accanto alle forme latine 'de Cipriis, de Cypro, Ciprie' stanno quelle in volgare 'Cipri, Cipria, Ciprio, Cipriotto', senza contare che regolarmente nei libri di contabilità di S. Petronio a Bologna egli figura come 'Zohane da Ferara'. La sua famiglia esercitava il commercio e la lavorazione del legname; fu questa forse la prima circostanza a favorire la sua inclinazione all'arte organaria. Nulla si sa della sua formazione".
Nel 1536 Cipri risiedeva già a Ferrara e doveva essere ormai un artigiano provetto, tanto da assumere a pochi mesi di distanza l'impegno di due commissioni prestigiose: la costruzione di nuovi organi per la Chiesa dei Servi a Ferrara (il 30 marzo) e per quella dei canonici regolari lateranensi di Piacenza (il 5 agosto).
A tre anni più tardi, risale invece la stipulazione del contratto per l'organo della Chiesa di S. Francesco a Carpi. Il 7 gennaio 1540 si impegnava a fornire un nuovo organo alla Collegiata (divenuta poi la Cattedrale) della stessa Carpi; lo strumento fu ultimato sollecitamente, tanto che il 29 settembre 1541 ne assumeva la manutenzione ordinaria.
Tra i tanti organi frutto del suo lavoro, anche quello della chiesa di S. Francesco a Modena (1547), della Chiesa del Suffragio a Ferrara (1551) e per la Chiesa di S. Domenico a Bologna (1551).
La costruzione di quest'ultimo è la prima notizia della sua attività in questa città, che di lì a poco diverrà la sua nuova residenza. A Bologna il 19 agosto del 1555 ottiene l'incarico per la costruzione del nuovo organo per la chiesa di S. Martino Maggiore (retta dai carmelitani, oggi Basilica) e poco tempo dopo, il 2 ottobre, è assunto come conservatore dell'organo di S. Petronio con il salario mensile di 3 lire, incarico ricoperto fino alla morte.
Non sono noti i motivi del suo trasferimento da Ferrara a Bologna. Resta in ogni caso abbastanza inspiegabile l'abbandono di una città come Ferrara, sede di una corte tra le più munifiche per l'attività artistica e musicale.
Nel 1556 ultimava l'organo di S. Martino, compiva un primo intervento all'organo di S. Petronio e intraprendeva la costruzione di quello per la chiesa di S. Domenico a Brescia. Nel 1560 compiva a Verona il restauro dell'organo della chiesa domenicana di S. Anastasia e ne costruiva uno nuovo per quella francescana di S. Fermo Maggiore; per quest'ultimo strumento risulta coadiuvato dal figlio Paolo. Alcuni anni dopo, tra il 1563 e 1564, effettuò un restauro all'organo di S. Petronio e vi aggiunse il flauto in duodecima. Agli inizi del 1566 risulta coinvolto in una fatto criminale per il quale il vicario della Curia vescovile di Bologna lo condanna – non si sa per quale reato - ad una multa di 50 scudi, al soggiorno coatto in alcune stanze poste sopra le volte della cattedrale e al bando per quattro anni dalle città e diocesi (bando a cui non verrà dato seguito). In commutazione della pena pecuniaria egli venne costretto dal capitolo della cattedrale al gratuito rifacimento dell'organo della cattedrale stessa.
Giovanni Cipri, prima di morire - verosimilmente a Bologna tra la fine di marzo e i primi di aprile del 1575 - volle lasciare un segno anche nella sua città natale realizzando, tra il 1571 e il 1573, l'organo del Duomo di Finale.
Quella dei Cipri fu una vera e propria dinastia di organari: "L'attività del Cipri – conclude il Dizionario Bibliografico Treccani - fu continuata dal figlio Paolo, che il 6 aprile 1575 gli succedeva nella carica di conservatore dell'organo di S. Petronio; conservò l'ufficio fino alla morte, sopraggiunta, forse a Bologna, qualche giorno prima del 27 giugno 1609. Altro figlio del Cipri fu Giuliano (anche Giulio nei documenti). Di lui si sa che nel 1576 costruì un organo nella chiesa di S. Giovanni Battista dei celestini a Bologna; nel 1583 costruì quello della chiesa di S. Francesco a Mirandola (di sette registri, a corista lombardo, riuscito di singolare armonia); nel 1588 compiva lavori di accordatura in quello di S. Francesco, sempre a Bologna. Figlio di Paolo fu Agostino: ne ereditò l'ufficio di accordatore stabile a S. Petronio dal 27 giugno 1609 fino alla morte, avvenuta, verosimilmente a Bologna, qualche giorno prima del 5 febbraio del 1615. Documenti settecenteschi attribuiscono ad Agostino gli organi delle chiese bolognesi della Beata Vergine del Soccorso (santuario di Borgo San Pietro) e della vicina chiesa di S. Maria della Mascarella".

Martedì, 28 Giugno 2016 11:40

Camillo e Clemente Coen

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Si era nella seconda metà dell'Ottocento quando da Angelo Coen e Giulia Venturina Formiggini venivano alla luce Camillo (1874) e Clemente (1878): i fratelli Coen finalesi.
Entrambi diplomati alla scuola tecnica Ignazio Calvi, i due fratelli scelsero però strade diverse. Il primo si laureò in Ingegneria a Bologna, mentre il secondo, ragioniere, fu direttore di banca, ma si dedicò principalmente al giornalismo, alla scrittura, alla musica e alle arti.
Da ingegnere di vaglia, Camillo Coen diresse i lavori di costruzione della celebre Galleria Colonna a Roma (oggi Galleria Alberto Sordi), inaugurata nel 1922, ma non solo. "Fra le sue numerose opere compiute – si legge nell'articolo pubblicato sulla Gazzetta di Modena del 20 luglio 1949 che ne annunciava la scomparsa – sono notevoli i lavori di costruzione del grande Sanatorio Antitubercolare di Cuneo, quelli del Grande Albergo delle Terme di Salsomaggiore, la difficilissima e delicata ricostruzione dello Stabilimento Termale di S.Giuliano di Pisa. Egli fu inoltre il geniale ideatore e creatore del primo Enopolio italiano (una sorta di cantina sociale ante-litteram, n.d.r.) con distilleria a Ciampino, che servì di modello per la costruzione dei successivi Enopoli eretti in Italia".
Clemente, invece, fu appassionato e competente cultore delle memorie storiche finalesi del nostro tempo e apprezzato giornalista, collaboratore di diverse testate già in giovane età.
Pur essendo figlio di genitori ebrei, a una certa età si fece battezzare e divenne fervente cristiano. Ciononostante dovette subire i soprusi delle leggi raggiali, cui sfuggì rifugiandosi nella zona di Canalazzo, dopo l'8 settembre 1943 e fino alla Liberazione.
Ispettore onorario dei monumenti della nostra zona e console del Touring Club Italiano, fu autore di una sintetica guida della città di Finale, pubblicata nel 1953 dalla Tipografia Banzi e conservata nella nostra Biblioteca Pederiali.
"Coen era una delle figure più care e conosciute dei nostri tempi. Parlatore fecondo e preciso, narratore e poeta brillante – scriveva Mario Morselli sulla Gazzetta dell'Emilia del 26 ottobre 1962, ricordandone la scomparsa avvenuta qualche giorno prima, il 23 ottobre, nella Casa di Riposo di Finale, dove era ospite da qualche tempo - ha preferito come tanti altri nostri studiosi, restare in provincia, lavorare nel paese natio. Fu collaboratore della Gazzetta sin dai tempi di Cesare Viaggi, appartenendo a quella schiera di modesti, a volte umili, ma tanto valorosi amici del giornale che hanno lasciato non soltanto una impronta nella vita artistica modenese e nazionale, ma anche un esempio di costume e virtù espresse nelle loro opere, nei loro scritti mai dimenticando la terra che aveva dato loro i natali. E' stato attraverso le pagine della Gazzetta che Coen ha dato saggio della sua vena poetica, della sua fantasia di narratore e di fedele cronista e storico".
Clemente Coen fu comunque conosciuto e apprezzato soprattutto per la sua attività di librettista. Il legame più forte lo ebbe con il maestro Luigi Gazzotti, di cui fu fedele amico e collaboratore fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1923, a soli 37 anni. Per le sue musiche scrisse il libretto dell'opera lirica in tre atti "Lo zingaro cieco" che ebbe un notevole successo. Sempre per Gazzotti scrisse il libretto de "Il campanaro di Camalò", che fu l'ultima opera che il maestro vignolese musicò. Sulle musiche di Gazzotti scrisse anche diverse cantate corali, alcune rimaste inedite.
Diversi i testi di Coen scritti anche per le musiche di Ettore Orlandi: "Sergio e Fantina", quadretto lirico in un atto e gli inediti "Anna Maria", opera lirica in tre atti, "Leggenda del Po", favola romantica in tre atti; "Fiorio e Biancifiore", leggenda in tre atti, "Mirandolina", opera lirica in tre atti. Sempre per le musiche di Orlandi, trascrisse in operetta "La secchia rapita", che venne rappresentata solo in parte – con successo e grande divertimento del pubblico – sotto il titolo de "Il conte di Culagna".
L'ultimo tra i suoi lavori che vide personalmente andare in scena fu "Rossana", opera lirica in tre atti per la musica di Quirino Azzolini, rappresentata al Teatro Municipale di Modena negli anni Cinquanta del secolo scorso.
Nel 1973, invece, l'Orchestra del Teatro Lirico di Saluzzo, propose per la prima volta l'opera lirica "Nunziatella" su musiche del maestro siciliano Luigi Ingo e libretto di Clemente Coen.
Coen fu pure autore del testo dell'Inno dell'Associazione Nazionale Combattenti di Modena. Tra il materiale inedito conservato in Biblioteca, si trova anche la traccia per la sceneggiatura di un film storico-patriottico, che ha per protagonisti due personaggi modenesi: la Contessa Testi e Ciro Menotti.

 

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:59

Mario "Paolo" Vincenzi

Grazie a Ediland per aver concesso la possibilità di riprodurre testo e immagini pubblicate sul calendario Gente di Finale 2016 - Luglio

Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:58

Pietro "Enzo" Tassini

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:58

Bruno Tassi

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:57

Arrigo Resca

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:56

Idalgo Paltrinieri

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:55

Noemio Manzini

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:55

Gruppo 999

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Mercoledì, 15 Giugno 2016 14:54

Lelio Ferrari

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